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Dobbiamo tornare piuttosto indietro nel tempo per scoprire la nascita dell’ipertesto, più precisamente nel 1945. In quegli anni Vannevar Bush immaginava il primo sistema ipertestuale nel suo saggio “As we may think”. Bush proponeva il progetto di una macchina, chiamamta Memex, che doveva funzionare in modo simile ad una mente umana, consentendo di stabilire associazioni all’interno di materiale enciclopedico. Da ogni elemento era possibile passare a qualche altra informazione, secondo una pista tracciata da colui che ricercava infromazioni all’interno di materiale disponibile. Ma il progetto si basava sulla tecnologia limitata del tempo (microfilm, tastiere, leve e bottoni) e il prototipo non fu in realtà mai realizzato.

E’ il 1965 e Nelson conia il termine di ipertesto, come “forme non sequenziali di scrittura congiunta tramite coollegamenti”. Definito, inoltre, come come “mezzo per pensare e comunicare”, diventa quell'”ambiente in cui poter strutturare un percorso ramificato creando legami tra tipi di informazione” (Calvani). L’ipertesto è un testo non lineare, ovvero un insieme di informazioni non collegate tra loro secondo una stretta sequenza ma in modo reticolare.
Ogni “lettore”, a differenza di quanto accade di fronte ad un testo, ha quindi la possibilità di seguire un diverso percorso di lettura, generalmente sulla base delle opzioni previste dall’autore.
L’esplorazione dei contenuti da parte del lettore viene detta navigazione.
L’insieme dei rimandi tra le informazioni può essere definito struttura ipertestuale.
Si parla di struttura ipertestuale pura quando ogni informazione può essere collegata a qualsiasi altra informazione senza che si individuino delle gerarchie. Si parla di struttura ipertestuale gerarchica quando il reticolo dei rimandi individua tipologie diverse di informazioni, ad esempio informazioni con un diverso grado di approfondimento. Si parla di struttura ipertestuale semigerarchica quando, pur in presenza di differenze tipologiche tra le informazioni contenute nell’ipertesto sono possibili collegamenti trasversali.

Arriviamo agli anni 90 e vediamo il passaggio dall’ipertesto all’ipermedia: è l’informazione multimediale che viene ora gestita dai metodi e dalle tecniche dell’ipertesto. Ora le associazioni non avvengono attraverso elementi linguisitici, o per lo meno non solo, ma anche con altri sistemi simbolici (suono, grafica, immagine statica, immagine in movimento, animazione). L’ipermedia è una forma di organizzazione non lineare di informazioni proveniente dai diversi media. E nel più grande ipermedia ci stiamo ora navigando!

I vantaggi nell’uso didattico dell’ipermedia sono davvero molteplici: accessibilità rapida di informazioni, possibilità di ripercorrere la conoscenza e la struttura della conoscenza con il backtracking (tornare sui propri passi), possibilità di favorire un modo di pensare associativo, complesso e personale dentro strumenti modulari e plastici, relazioni dentro ambienti non direttivi, dove poter scegliere e mantenere un controllo sul proprio apprendimento.

Ma la grande forza didattica dello strumento non sta solo nel proporre ipertesti dentro il contesto dell’aula, quanto nel saperli creare e produrre. L’ipertesto, come ci insegna Varisco, diventa una grande palestra di lavoro cooperativo in cui si impara a negoziare e condividere, ambienti dove s’impra facendo e discutendo riconoscendosi in un unico grande prodotto finale che nasce dalla collaborazione di tutti, senza escludere nessuno.

L’ipertesto ha, in questo senso, una forte valenza sul piano sia didattico che educativo, quale sia il risultato. L’attenzione dell’insegnante non deve rimanere escusivamente sul prodotto, non bisogna farsi prendere dalla preoccupazione e dalla smania di ottenere prodotti simili a quelli sul mercato. L’attenzione va posta sui processi di pianificazione del lavoro comune e di ricerca  dei significati, che vede gli allievi portagonisti dei loro percorsi di apprendimento.

Lascio due interressanti links per chi intende cimentarsi in questa impresa: http://www.bibliolab.it/giobert/giobert4.htm

http://malpighi.altervista.org/ipertesti/ipdida/index.htm

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