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Anche quest’anno mi viene richiesto di “scavare” nel mio passato e di trovare quale rapporto ho costruito nel tempo con il mondo dell’informatica. E’ stato come sempre interessante e la ricerca condotta in questo giorni per approfondire meglio il significato di informatica e il suo rapporto con la tecnologia mi ha davvero aiutata!

Scopro una maggiore fatica a ripescare nei ricordi la presenza del primo computer, strumento ai tempi della mia infanzia ancora legato più all’ambiente di lavoro, che a quello domestico. Infatti il primo pc entrava nel contesto di lavoro di mio padre, ma per me era strumento rimasto negli anni off limits! Questo mi spinge a riflettere sulla diversità di approccio alla realtà dell’informatica tra vecchie e nuove generazioni. Il mio rapporto con l’informatica è giunto tardi passando per una didattica ancora molto teorica e poco legata al fare. Si studiava lo strumento computer ma non ancora si utilizzava. Tanto che per capire davvero la portata di tale strumento ho dovuto attendere la scuola superiore. Il rapporto si è poi costruito nel tempo degli anni universitari, rimanendo sempre legato ad una scelta personale di intraprendere un percorso di conoscenza molto autoguidato, consapevolmente ricercato e strutturato.

Oggi un bambino vive “immerso” in un realtà informatica quotidiana verso il quale viene alfabetizzato prima ancora di entrare nella realtà scolastica. E il suo apprendimento non è semplicemente legato all’uso di uno strumento, quanto ad un modo di pensare e di vivere completamente differente e ai miei tempi credo nemmeno immaginabile. Informatica oggi non è solo pc, ma è un nuovo modo di vedere e significare la realtà, fatto di velocità di informazione, collegamenti simultanei, spazi di comunicazione che vanno oltre i limiti di tempo e spazio, possibilità di ritagliarsi ovunque il proprio spazio privato nella rete, vivere il web nel 2.0 non solo come fruitori di rete, ma anche costruttori di significati nel web.

Nell’esaminare il mio rapporto con l’informatica ho colto davvero il diverso modo di rapportarmi al computer, come strumento sempre più flessibile, impensabile nelle sue illimitate possibilità di funzione che lo accompagnano, non più limitate ai suoi usi come tool, tipici degli anni ’70-’80.

Rimane credo una riflessione ultima di fondo: il potere e il “pericolo” insito nell’accessibilità di informazione che oggi accompagna l’esperienza del bambino davanti al computer. Implica una grande responsabilità come autori di conoscenza del web 2.0, responsabilità etica che non possiamo non considerare. E’ il senso di appartenenza alla grande comunità virtuale che non può non spingerci a chiederci cosa “eticamente passi” dal caricare e scaricare dal web informazioni, video, immagini. E proprio il senso della rete che ci spinge a tutelare anche chi nella rete può perdersi dentro a ciò che non è ancora in grado di capire e di elaborare.

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