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Archivio per giugno, 2011

Il mondo dei social network!!

Sono anch’io ormai alfabetizzata alla realtà del Web 2.0 e dopo, alcune resistenze inziali, faccio orami parte del grande mondo dei social network!

Cerchiamo di capire cosa sia il Social Network utilizzando le informazioni che troviamo in wikipedia:

Un servizio di rete sociale, o servizio di social network, consiste in una struttura informatica che gestisce nel Web  le reti basate su relazioni sociali. La struttura è identificata per mezzo di un sito web di riferimento del social network.

Per entrare a far parte di una rete sociale online occorre costruire il proprio profilo personale, partendo da informazioni come il proprio indirizzo email fino ad arrivare agli interessi e alle passioni (utili per le aree “amicizia” e “amore”), alle esperienze di lavoro passate e relative referenze (informazioni necessarie per il profilo “lavoro”).

A questo punto è possibile invitare i propri amici a far parte della propria rete, i quali a loro volta possono fare lo stesso, cosicché ci si trova ad allargare la cerchia di contatti con gli amici degli amici e così via, idealmente fino a comprendere tutta la popolazione del mondo.

Diventa quindi possibile costituire delle comunità tematiche in base alle proprie passioni o aree di affari, aggregando ad esse altri utenti e stringendo contatti di amicizia o di affari.

Numerose sono le possibilità che il social network ci propone oggi:

– amplifica la nostra possibilità di relazione sociale entrando in una forma di contatto permanente e in una socialità diffusa e continua;

–  supera la struttura di comunicazione rigida del sms per creare situazioni di comunicazione aperta e molteplice;

– consente una presenza multipla: posso marcare il territorio circolando nelle diverse piattaforme, anche senza essere necessariamente sempre presente;

–  permette di costuire e di prendere parte a numerose comunità, che possono diventare spazi di confronto, luogo di svago e di coltivazione di interessi comuni. E’ il gruppo che diventa da apomediation, perchè funge da rinforzo con il suo apporto e commento;

– viviamo l’esperienza di virtualizzazione dell’identità: il mio sè si amplifica, non è più contenuto nel web, si può sperimentare indossando nuove maschere.

Non mancano sicuramente limiti: l’estrema visibilità e dell’eccessiva condivisione di parti di sè, l’esperienza non controllata del download e dell’upload che spesso effettuiamo in modo inconsapevole senza considerare i rischi e i pericoli di far circolare la propria immagine nel web.

Si parla addirittura di cyber-bullismo, come   forme di aggressioni volontarie e ripetute nel tempo condotte attraverso i media: si molesta la persona recuperando i suoi dati provati, si fanno circolare foto, video che ridicolizzano, si esclude con un kick qualcuno dal gruppo. Il tutto avviene nell’ anonimato, di fronte ad un pubblico infinito come l’intero web, contro cui è difficile difendersi.

E’ importante, allora, non essere consumatori ingenui per evitare i possibili pericoli insiti nel Web e per poter vivere a fondo l’esperienza del social network, ormai diventato qualcosa di più di un semplice strumento di comunicazione, ma un dispositivo che ha a che fare con la nostra identità!

Dopo la riflessione, vi lascio anche una curiosità: sono andata a vedere quanti social network esistono nel mondo: mi sono davvero stupita del numero di piattaforme a cui possiamo connetterci!  Scopro che il più grande social network del pianeta è QQ, domina in Cina  con  300 milioni di utenti!

Link di riferimento: http://www.vincos.it/2011/06/13/la-mappa-dei-social-network-nel-mondo-giugno-2011/

Approfondimento sull’ipertesto e le sue possibilità in ambito didattico

Dobbiamo tornare piuttosto indietro nel tempo per scoprire la nascita dell’ipertesto, più precisamente nel 1945. In quegli anni Vannevar Bush immaginava il primo sistema ipertestuale nel suo saggio “As we may think”. Bush proponeva il progetto di una macchina, chiamamta Memex, che doveva funzionare in modo simile ad una mente umana, consentendo di stabilire associazioni all’interno di materiale enciclopedico. Da ogni elemento era possibile passare a qualche altra informazione, secondo una pista tracciata da colui che ricercava infromazioni all’interno di materiale disponibile. Ma il progetto si basava sulla tecnologia limitata del tempo (microfilm, tastiere, leve e bottoni) e il prototipo non fu in realtà mai realizzato.

E’ il 1965 e Nelson conia il termine di ipertesto, come “forme non sequenziali di scrittura congiunta tramite coollegamenti”. Definito, inoltre, come come “mezzo per pensare e comunicare”, diventa quell'”ambiente in cui poter strutturare un percorso ramificato creando legami tra tipi di informazione” (Calvani). L’ipertesto è un testo non lineare, ovvero un insieme di informazioni non collegate tra loro secondo una stretta sequenza ma in modo reticolare.
Ogni “lettore”, a differenza di quanto accade di fronte ad un testo, ha quindi la possibilità di seguire un diverso percorso di lettura, generalmente sulla base delle opzioni previste dall’autore.
L’esplorazione dei contenuti da parte del lettore viene detta navigazione.
L’insieme dei rimandi tra le informazioni può essere definito struttura ipertestuale.
Si parla di struttura ipertestuale pura quando ogni informazione può essere collegata a qualsiasi altra informazione senza che si individuino delle gerarchie. Si parla di struttura ipertestuale gerarchica quando il reticolo dei rimandi individua tipologie diverse di informazioni, ad esempio informazioni con un diverso grado di approfondimento. Si parla di struttura ipertestuale semigerarchica quando, pur in presenza di differenze tipologiche tra le informazioni contenute nell’ipertesto sono possibili collegamenti trasversali.

Arriviamo agli anni 90 e vediamo il passaggio dall’ipertesto all’ipermedia: è l’informazione multimediale che viene ora gestita dai metodi e dalle tecniche dell’ipertesto. Ora le associazioni non avvengono attraverso elementi linguisitici, o per lo meno non solo, ma anche con altri sistemi simbolici (suono, grafica, immagine statica, immagine in movimento, animazione). L’ipermedia è una forma di organizzazione non lineare di informazioni proveniente dai diversi media. E nel più grande ipermedia ci stiamo ora navigando!

I vantaggi nell’uso didattico dell’ipermedia sono davvero molteplici: accessibilità rapida di informazioni, possibilità di ripercorrere la conoscenza e la struttura della conoscenza con il backtracking (tornare sui propri passi), possibilità di favorire un modo di pensare associativo, complesso e personale dentro strumenti modulari e plastici, relazioni dentro ambienti non direttivi, dove poter scegliere e mantenere un controllo sul proprio apprendimento.

Ma la grande forza didattica dello strumento non sta solo nel proporre ipertesti dentro il contesto dell’aula, quanto nel saperli creare e produrre. L’ipertesto, come ci insegna Varisco, diventa una grande palestra di lavoro cooperativo in cui si impara a negoziare e condividere, ambienti dove s’impra facendo e discutendo riconoscendosi in un unico grande prodotto finale che nasce dalla collaborazione di tutti, senza escludere nessuno.

L’ipertesto ha, in questo senso, una forte valenza sul piano sia didattico che educativo, quale sia il risultato. L’attenzione dell’insegnante non deve rimanere escusivamente sul prodotto, non bisogna farsi prendere dalla preoccupazione e dalla smania di ottenere prodotti simili a quelli sul mercato. L’attenzione va posta sui processi di pianificazione del lavoro comune e di ricerca  dei significati, che vede gli allievi portagonisti dei loro percorsi di apprendimento.

Lascio due interressanti links per chi intende cimentarsi in questa impresa: http://www.bibliolab.it/giobert/giobert4.htm

http://malpighi.altervista.org/ipertesti/ipdida/index.htm

Scavare nella memoria!!!

Il lavoro di riflessione condotto sulle mie memorie e i miei supporti di memoria mi ha spinto a riflettere sull’importanza e sulla centralità del meccanismo del ricordare, che attuo inconsapevolemente nel corso della mia giornata.

E’ stato, prima di tutto, un interessante lavoro metacognitivo, importante per la mia crescita professionale come insegnante. L’approccio cognitivista e il maggior sostenitore della teoria metacognitiva, Flavell  hanno ben dimostrato l’importanza di vivere esperienze metacognitive: più sviluppo conoscenza sulle modalità di funzionamento della mia mente e più acquisisco abilità metacognitive, più ho la possibilità di divenire  un soggetto che “apprende ad apprendere”. Più sono consapevole del mio modo di funzionare sul piano cognitivo, più sarò in grado di migliorare le mie abilità di pianificazione, esecuzione, monitoraggio della mia attività cognitiva, più  divento strategicamente  esperto nel regolare e gestire il mio percorso di apprendimento. E questo lavoro l’ho davvero vissuto come orientato verso la metacognizione, perchè mi ha spinto a conoocermi rispetto ad una buona capacità di memoria, che in alcuni momenti si scopre nei suoi limiti e necessita di supporti esterni per poter ricordare.

Colgo, davvero, il rapporto che si istituisce tra la memoria e l’attività di pensiero: senza memoria non potrei davvero compiere nulla, non solo non ricorderei quello che mi attende durante la giornata, ma niente nella mia esistenza potrebbe partire. Vivrei ogni giorno come se fosse il primo giorno, tutto da apprendere, tutto da ricominciare da capo: schemi motori da sperimentare, semplici azioni e sequenze procedurali come svestirsi o lavarsi i denti sarebbero inconcepibili! Che grande archivio illimitato è la nostra memoria, davvero non quantificabile!

Nel lavoro ho analizzato non solo come funziona la mia memoria, ma mi sono trovata ad esplorare i  miei supporti di memoria. Mi stupisco di quanti supporti sto utilizzando in questo periodo della mia vita e dell’estrema necessità di avere sempre con me alcuni di questi strumenti. Certo alcuni sono legati all’obbligo professionale (penso al registro che utilizzo in classe), altri sono strumenti che mi permettono di lasciare tracce di memoria “forti” nel timore che col tempo le immagini possano sfuocare (penso alle foto scattate con la macchina digitale). Altri, invece, risultano essere estremamente indispensabili: penso all’agenda, che ho sempre nella borsa o al cellulare che è diventata negli anni la mia seconda agenda. Senza di essi mi sentirei davvero persa, la mia giornata non potrebbe partire, dominata dall’esigenza spesso “estrema” di incastrare tutti gli impegni di lavoro e di università in un tempo quotidiano che non sembra bastare mai.

Mi rendo conto del sovraccarico cognitivo della mente e del timore che provo spesso di correre il rischio di dimenticare scadenze, impegni davvero importanti e allora inizio a scrivere tutto, ogni minima cosa! Questa tecnica ha i suoi vantaggi (in fondo è tutto scritto, basta guardare e depennare), ma anche i suoi limiti: oltre l’ansia che si prova nel vedere la vita su una pagina d’agenda, per timore che la memoria “faccia cilecca” la mettiamo davvero nelle condizioni di farlo. Delegando all’agenda, non si fa pratica ed esercizio di memoria e saremo disposti a ricordare sempre meno…

Per fortuna che la psicologia ci aiuta e ci viene incontro, anzi ci stimola a ricordare sempre di più e sempre meglio, grazie alle mnemotecniche. Non si ricorda solo ripetendo ma usando anche strategie più intelligenti. Un metodo affascinante è il metodo dei loci: si associa un elenco di parole da ricordare a una serie di luoghi che incontriamo con ordine nei nostri percorsi quotidiani, come quello da casa al lavoro. Io l’ho provato e devo dire che funziona. Così la memoria può rimettersi in gioco!

Grandi parole dai grandi informatici

L’errore di fondo è che il “software abbastanza buono” di rado è abbastanza buono. È invece la triste manifestazione dei tempi moderni, in cui l’orgoglio degli individui per il loro lavoro è diventato raro. L’idea che si debba trarre soddisfazione dal successo del proprio lavoro, perché quel lavoro è geniale, bello, o semplicemente piacevole, è stata col tempo ridicolizzata. Solo il successo economico, il riconoscimento in denaro è accettabile. Quindi le nostre occupazioni diventano dei semplici “lavori”. Ma la qualità dei prodotti può essere ottenuta solo attraverso la soddisfazione personale, la dedizione ed il piacere di fare. Nella nostra professione, precisione e perfezione non sono un lusso di cui si può fare a meno, ma una pura necessità. (Niklaus Wirth)

Niklaus Wirth è nato nel 1934 a Winterthur in Svizzera. Progettista del linguaggio Pascal, il suo lavoro ha avuto un enorme impatto sia sull’insegnamento e la ricerca, sia sulla pratica dello sviluppo del software.

Fai ciò che tu ritieni interessante, fai qualcosa che ti sembra divertente e che credi ne valga la pena, perché altrimenti non la faresti bene comunque. (Brian Kernighan)

Brian W. Kernighan è nato nel 1942 a Toronto. Il suo nome è celebre per aver scritto insieme a Dennis Ritchie il manuale di riferimento per il linguaggio di programmazione C. Ha sempre affermato di non avere contribuito alla progettazione del C language: “It’s entirely Dennis Ritchie’s work”. È il creatore del linguaggio Awk e di molti programmi Unix, come ad esempio troff. Attualmente insegna alla Princeton University.

Se è una idea buona, vai avanti e realizzala. È molto più facile chiedere scusa dopo, che chiedere il permesso prima. (Grace Hopper – La nonna del computer)

Il futuro offre ben poca speranza per quelli che aspettano che i nostri schiavi meccanici ci offrano un mondo in cui potremo riposarci senza pensare. Aiutarci possono, ma chiedendo moltissimo alla nostra onestà e intelligenza. Il mondo del futuro sarà una battaglia sempre più impegnativa contro le limitazioni della nostra intelligenza, non un’amaca confortevole su cui distenderci, serviti dai nostri schiavi meccanici. (Norbert Wiener)

Norbert Wiener (1894 – 1964) è il padre della cibernetica moderna. A lui si deve la scoperta del feedback.

…la scienza non è una collezione di fatti. È un vero scienziato chi è capace di collegare i fatti realizzando delle sintesi. Per fare questo non basta acquisire la conoscenza dei fatti; è anche necessario aggiungere il proprio pensiero creativo. (Jan Lukasiewicz)

Jan Lukasiewicz (1878 – 1956) è noto in tutto il mondo come uno dei più insigni logici del novecento. Ha introdotto la “Notazione inversa polacca”, che consente di scrivere le espressioni in maniera non ambigua senza fare uso di parentesi.

L’intervista al genio informatico del passato

Anche l’intervista virtuale al grande genio del passato è ormai conclusa. Non nascondo i miei dubbi iniziali su chi potesse essere il protagonista della mia intervista: su chi potevo orientare la mia scelta?

Così mi sono resa conto del bisogno di documentarmi navigando nella rete scoprendo tanti e molti personaggi che hanno o che ancora contribuiscono al progresso della scienza informatica. Molti di loro, la maggior parte direi, abitano la storia e la nostra contenporaneità. Allora mi sono detta che geni così tanto del passato non lo fossero davvero!

Ma poi più che passato, bisogna considerare il rapporto inscindibile tra informatica e tecnologia, dove quest’ultima aiuta davvero a scrivere la storia dell’altra. Il tutto, tra l’altro, in tempi davvero rapidissimi e notevolmente velocissimi, da far apparire antico e passato remoto, quello che è invece parte di un passato più recente. Tutto è dettato dai tempi di questa rapida tecnologia, che fa diventare in poco tempo ciò che era sogno, in un immediato progetto che rapidamente diventa alla portata di tutti.

Così ho scoperto che gli anni ’90 sono davvero un passato remoto nel campo dell’informatica, se paragonati ai livelli della tecnologia di oggi. Ma qui ho trovato “grand passi”, passi importanti che hanno segnato la storia del nostro modo di accostarci al mondo del computer.

Così sono arrivata all’inventore del www, Tim Berners Lee!

Scopro che dall’intuizione di un fisico con il pallino dell’informatica oggi navigo in internet, posso comunicare e viaggiare nel web grazie a un semplice click.

Leggo la sua biografia e rimango davvero colpita dai valori professionali ed etici che hanno accompagnato quest’uomo nel corso della sua brillante carriera. Una grande intuizione, la voglia di osare e di sognare hanno guidato la sua magnifica impresa, che ha portato alla nascita del Worl Wide Web.

Il tutto senza scopo di lucro: Lee non è miliaridario, ha voluto WWW  libero, gratuito e accessibile a tutti e ancora lo difende secondo quei principi democratici di cui si sente ancora oggi profondamente sostenitore.

Ma soprattuto lo trovo ancora un grande sognatore, che cerca di immaginarsi un altro futuro possibile e a quello vi dedica la sua vita.

Credo che i motivi per intervistarlo ci siano stati davvero tutti!

Chiunque abbia perso la cognizione del tempo mentre usava un computer, conosce l’inclinazione a sognare, il bisogno imperioso di far sì che i sogni si realizzino e la tendenza a saltare i pasti. (Tim Berners Lee)

Diagrammi di flusso e risoluzione dei problemi

Quello dei diagrammi di flusso (in inglese detti anche flow chart) è un linguaggio di modellazione grafico per rappresentare il flusso di controllo di algoritmi, procedure, istruzioni operative (in senso lato).

Esso consente di descrivere in modo schematico

  • le operazioni da compiere, rappresentate mediante sagome convenzionali (ad es. rettangoli, rombi, esagoni, parallelogrammi, rettangoli smussati…) all’interno delle quali un testo descrive l’attività da svolgere.
  • la sequenza nella quale devono essere compiute, rappresentate con frecce di collegamento.

I diagrammi di flusso sono uno strumento spendibile sul piano didattico: essi rientrano a loro volta nel gruppo del diagramma a blocchi, che riviano alle mappe concettuali, grandi strumenti cognitivi per rappresentare e visualizzare informazioni e conoscenze.

Vediamo i diagrammi di flusso applicati alla risoluzione dei problemi.

Per rappresentare il problema si utilizzano tipolgie di blocchi particolari e regole specifiche.

Tipologie di blocco:

  •  il blocco inziale, a forma di ovale, che ha una sola freccia in uscita;
  •  i bolcchi a forma di parallelogrammo, che contengono i dati o i risultati del problema, dotati di una freccia in entrata e una in uscita;
  • i blocchi rettangolari, con una freccia in entrata e una in uscita, indicano le sequenza delle varie istruzioni da seguire;
  • i blocchi romboidali, con una freccia in entrata e due in uscita, indicano le operazioni di confronto con due possibili scelte alternative;
  • il blocco finale , a forma di ovale o cerchio, con una sola freccia in entrata.

I diagrammi possono essere di tre tipi fondamentali:

  1. diagrammi con struttura a successione;
  2. diagrammi con struttura a ramificazione;
  3. diagrammi con struttura ciclica.

Ecco un semplice problema risolto con un diagramma a ramificazione:

“Claudio ha mal di testa e la mamma decide di misurargli la febbre; se la temperatura è superiore a 38°C, la mamma chiama il medico per un controllo e poi lo manda a letto; se la temperatura è inferiore, Claudio prende un’ aspirina e poi va a letto.”

problema_flusso

Intervista al genio informatico della porta accanto

Caspita chi intervistare? Dopo un genio matematico, geometrico, ci vuole anche il genio informatico della porta accanto! Questa volta l’impresa è ardua, l’informatica mi sembra un mondo così lontano e altrettanto lo sono il grande gruppo degli informatici. Come immaginare questi geni? Probabilmente occhialuti, un po’ solitari, con fisico gracile, curva un po’ ingobbita per le ore trascorse davanti al computer a studiare cose per me senza senso, come algoritmi.

Invece no! Il mio genio è un ragazzo come tanti, un grande amico, ma anche un grande ingegnere dalla mente davvero geniale, costruttiva e produttiva che pensa la realtà nei molteplici collegamenti che solo i suoi occhi sanno vedere e sanno raccontare agli altri. Lo sguardo sembra essere quello di un bambino, ancora positivamente ingenuo nel vederlo così pulito, complesso e al contempo così lineare ritrovando processi di calcolo matematici anche dentro alla natura e agli ecosistemi.

Ora il mio genio è impegnato sul piano della ricerca nell’università, dove matematica e  informatica s’incontrano nello studio dell’ambiente. Certo riconosco in lui molte competenze, davvero grandi competenze, che un’insegnante come me non  può davvero immaginare (in fondo ad ognuno il suo mestiere!). Ma in fondo c’è uno stupore di fondo che accompagna il suo sguardo nel vedere la foto di un elefante, di un leone e di una gazzella che lo rende al contempo così vicino a noi e al contempo eccezionale. Non è occhialuto, non ha il fisico gracile, lavora, studia e fa ricerca nel tentativo di capire e scoprire ancora e vive un rapporto così quotidiano con l’informatica che in fondo ci accomuna, che fa costruire e immaginare anche solo semplicemente l’immagine di una zebra o di un’antilope alla ricerca di ombra nella savana. E così si racconta nei tratti più semplici e comuni della sua vita quotidiana, fatta di amici, passioni, interessi, desideri e sogni davanti ad una vecchia amica.

Non mi rimane che dirgli grazie!

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